Archivio Epistolare · Fondo Scientifico · 1886

Lettera di Giuseppe Mercalli

Monza, 26 Gennaio 1886 — Alla Gentilissima Signora Principessa

La lettera rivela un intellettuale appassionato che intreccia con naturalezza il rigore scientifico con la cura pedagogica verso la sua interlocutrice. Mercalli guida la Principessa attraverso geologia, vulcanologia e mineralogia con la voce di un maestro paziente — mai condiscendente. Il tono si fa più intimo nelle righe finali, dove emerge il disagio lombardo del freddo e la nostalgia per climi più miti: una punta di umanità tra formule scientifiche. La firma affettuosa chiude un documento di rara eleganza epistolare.

Curiosità intellettuale 92%
Entusiasmo pedagogico 85%
Stima e rispetto 88%
Umiltà scientifica 74%
Malinconia (clima) 38%
Fretta / Scuse 28%
Scientifico
Cordiale
Didattico
Descrittivo
Epistolare
Naturalistico
Geologia Basilicata & Calabria Sezione I
Pomici, scorie, tufi vulcanici Sezione II
Fossili, stelle cadenti, minerali Sezione III
Clima lombardo, saluti Sezione IV
Carta 1 — Monza 26 Gennajo 1886 c. 1
Carta 2 — Testo principale c. 2
Carta 3 — Conclusione e firma c. 3
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Lettera autografa di Giuseppe Mercalli (1850–1914) alla Signora Principessa.
Monza, 26 Gennaio 1886. Inchiostro viola su carta vergata. 3 carte, recto.

Monza 26 Gennajo 1886 Gentilissima Signora Principessa Quando si formarono i conglomerati miocenici a cui appartengono i ciottoli di granito, che ora si trovano erratici nei torrenti della Basilicata, in questa regionesaranno esistite rocce granitiche in posto, le quali vennero totalmente demolite dagli agenti esogeni (aria, acque, correnti ecc.). Se parte profonde di quelle rocce granitiche ora sono ricoperte e rese a noi invisibili da depositi più recenti che vi si deposero sopra. Siccome però la geologia della Basilicata e della confinante Calabria citeriore è molto poco studiata, non ci sarebbe da meravigliarsi che ulteriori ricerche abbiano a far scoprire di piccoli affioramenti di queste antiche formazioni granitiche. Non so dirLe altro, perché io conosco poco coteste regioni non avendole mai visitate, e non avendo neppure letto tutto il poco che si è scritto da altri geologi intorno ad esse. Della Basilicata e della Calabrie (solo eccettuato la vicinanza di Reggio calabria) non esitono finora carte geologiche dettagliate. Ed ora veniamo subito ai tufi ed alle pomici, sulle quali spero di poter soddisfare un po' meglio la di Lei scientifica curiosità. Ella sa che i vulcani in eruzione emettono non solo lava in corrente, ma anche grandissima quantità di scorie e lapilli, che sono pezzetti di lava molto porosa. Anche le arene e le ceneri vulcaniche non sono che tritume finissimo di lava porosa. Orbene le pomici non sono altro che le scorie ed i lapilli eruttati da vulcani trachitici, cioè non sono altro che frantumi più o meno voluminosi di trachite assai porosa e vitrea. Quindi analizzate chimicamente le pomici si trovano composte dagli stessi elementi delle trachiti. Ma la frantumazione è diversa. Poiché nelle trachite i feldspati e gli altri minerali sono allo stato di cristalli microscopici o macroscopici, e solo pochi centesimali della massa risulta da sostanza vitrea cioè perfettamente amorfa per fusione subita, invece le pomici risultano essenzialmente da feldspati ridotti allo stato vitreo dalla fusione, e porossissimi per la grande quantità di sostanza gazose che si svolgono tumultuosamente da esse nel momento della solidificazione. Anchenelle pomici però talvolta si trovano, come elementi accidentali e secondari, cristalli di sanidino e di altri feldspati. Le pomici propriamente dette di cui ho parlato finora, hanno sempre colore variante dal bianco al grigio ed al giallognolo o verdognolo; esistono però anche della pomici nerastre o nere, che rappresentano le scorie ed i lapilli, vitrei e porosi, di lave basaltine leucitiche ed angitiche. Non sempre però le scorie ed i lapilli basaltici sono tanto porosi da potersi dire pomici. Ed anche quando lo sono, raramente raggiungono quella leggerezza quella struttura a finissimi filamenti sericei propria delle vere pomici di natura trachitica. Le scorie, i lapilli le arene, le ceneri basaltiche più o meno decomposte formano le pozzolane. Ora le sarà facile intendere cosa siano i tufi. Le materie detriche (scorie lapilli, arene ecc.) emesse dai vulcani si cementano tra loro o per semplice fenomeno di adesione e per l'azione dell'acque circolanti, specie se contenenti calcare e silice, e costituiscono delle rocce sotratte? abbastanza compatte, talvolta poco consistenti o quasi terrose, chiamate tufi trachitici, tufi pomicei, tufi basaltici, tufi leucitici ecc. a seconda della natura de' minerali di cui risultano. Per esempio il tufo di Posillipo è un tufo pomiceo costituito da piccole pomici, da pezzetti di trachite e da cristalli liberi di sanidina. Invece le pomici nere che le ho spedito insieme ai minerali dei Cimini, appartengono ad un tufo leucitico molto sviluppato a nord e ad ovest del cratere di Vico. Il nome di tufo vulcanico in senso più largo si dà pure indistintamente a tutti gli accumulamenti di materie vulcaniche detritiche anche affatto sciolte e prive di compattezza come sono le pozzolane ecc. Final- mente anche il travertino si chiama talvolta tufo calcareo, specialmente nelle regioni dove, mancando tufi vulcanici (come in Lombardia), non c'è pericolo di equivocare nell'uso di tale parola. Ho ricevuto in persona la cassetta colle rocce e fossili, che presto rimanderò, unendo a ciascuno una parola di spiegazione. Il fossile non è ma conchiglia, ma un echine cioè un animale anolago ai Ricci di mare ed alleStelle di mare. Tra le rocce l'esemplare più grosso è uno schisto anfibolico cloritico molto simile ad una delle rocce da noi raccolta nelle gita ad Arona presso il simpatico San Carlone. Giacchè mi rammento le stelle cadenti del 27 novembre, Le dirò non essere vero che abbiano niente di comune coi fatti nostri, poiché la materia cosmica che forma le stelle fitanco? ed i balidi? è chimicamente identica a quella che costituisce i minerali e le rocce della crosta terrestre. Ha ragione di imaginare che qui in Lombardia si geli dal freddo, perché pochi giorni fa abbiamo avuto diversi volte 5 o 6 gradi sotto zero. Ma questo è il meno male, il più si è che si guazza nella neve (sabbato n'è caduta giù 1/2 metro) e nel fango come tanti rospi, almeno tutti quei infelici mortali che, come me, non hanno che le proprie gambe per camminare. Felice chi è nato al clima più mite e più ridente! Il prof Stoppani e Monsignor Arciprete Annone La riveriscono. Perdoni la fretta che non mi permette nè di correggere nè di trascrivere questi miei scarabocchi, e mi procuri il piacere di scriverLe presto altra volta. Intanto aggradisca per Lei e del Signor Principe i distinti e cordiali saluti del suo affez. e dev. G. Mercalli

G. Mercalli

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La scoria vulcanica è una roccia magmatica effusiva, formata quando la lava ricca di gas raggiunge la superficie e si raffredda rapidamente. I gas in espansione creano numerose cavità, che rendono la roccia molto porosa, leggera e facilmente fratturabile.

Il colore scuro, dal nero al rosso bruno, deriva dall'ossidazione dei minerali di ferro durante il contatto con l'aria.

Tipo Roccia magmatica effusiva
Origine Lava gasosa in rapido raffreddamento
Struttura Porosa, vescicolata
Colore Nero, rosso bruno (ossidazione Fe)
Densità Molto bassa (alta porosità)
Fragilità Facilmente fratturabile
Relazione Correlata a pomici e tufi

«Orbene le pomici non sono altro che le scorie ed i lapilli eruttati da vulcani trachitici, cioè non sono altro che frantumi più o meno voluminosi di trachite assai porosa e vitrea.»

— G. MERCALLI, 26.I.1886