Palette Cromatica
Narrativa Interpretativa
Questa lettera, datata Monza 26 Gennajo 1886, è un esemplare significativo di corrispondenza scientifica del XIX secolo. Il testo si rivolge alla «Gentilissima Signora Principessa» con l'intento di spiegare la formazione dei conglomerati miocenici e la genesi di pomici e tufi. L'autore rivela non solo una profonda conoscenza geologica, ma anche una notevole abilità didattica. Il tono è deferente e cortese, con una chiusa personale che descrive il rigido inverno lombardo, manifestando empatia per chi vive in climi più miti.
Spettro Emotivo
Toni Rilevati
Parole Chiave
Sinestesia Sonora
Kandinsky, Über das Geistige in der Kunst (1911) · Scriabin, Prometheus (1910)
Manoscritto Originale · 3 Carte
c. 1
c. 2
c. 3
Lettera autografa di Giuseppe Mercalli (1850–1914) alla Signora Principessa.
Monza, 26 Gennajo 1886. Inchiostro viola su carta vergata. 3 carte, recto.
Trascrizione del Testo
Monza 26 Gennajo 1886 — Gentilissima Signora Principessa, quando si formarono i conglomerati miocenici a cui appartengono i ciottoli di granito, che ora si trovano erratici nei torrenti della Basilicata, in questa regione saranno esistite rocce granitiche in posto, le quali vennero totalmente demolite dagli agenti esogeni (aria, acque, correnti ecc.).
Se parte profonde di quelle rocce granitiche ora sono ricoperte e rese a noi invisibili da depositi più recenti che vi si deposero sopra. Siccome però la geologia della Basilicata e della confinante Calabria citeriore è molto poco studiata, non ci sarebbe da meravigliarsi che ulteriori ricerche abbiano a far scoprire di piccoli affioramenti di queste antiche formazioni granitiche.
Non so dirLe altro, perché io conosco poco coteste regioni non avendole mai visitate, e non avendo neppure letto tutto il poco che si è scritto da altri geologi intorno ad esse. Della Basilicata e della Calabrie non esitono finora carte geologiche dettagliate.
Ed ora veniamo subito ai tufi ed alle pomici, sulle quali spero di poter soddisfare un po' meglio la di Lei scientifica curiosità. Ella sa che i vulcani in eruzione emettono non solo lava in corrente, ma anche grandissima quantità di scorie e lapilli, che sono pezzetti di lava molto porosa.
Orbene le pomici non sono altro che le scorie ed i lapilli eruttati da vulcani trachitici, cioè non sono altro che frantumi più o meno voluminosi di trachite assai porosa e vitrea. Quindi analizzate chimicamente le pomici si trovano composte dagli stessi elementi delle trachiti.
Le materie detriche (scorie lapilli, arene ecc.) emesse dai vulcani si cementano tra loro o per semplice fenomeno di adesione e per l'azione dell'acque circolanti, specie se contenenti calcare e silice, e costituiscono delle rocce abbastanza compatte, talvolta poco consistenti o quasi terrose, chiamate tufi trachitici, tufi pomicei, tufi basaltici, tufi leucitici ecc. a seconda della natura de' minerali di cui risultano.
Per esempio il tufo di Posillipo è un tufo pomiceo costituito da piccole pomici, da pezzetti di trachite e da cristalli liberi di sanidina. Il nome di tufo vulcanico in senso più largo si dà pure indistintamente a tutti gli accumulamenti di materie vulcaniche detritiche. Finalmente anche il travertino si chiama talvolta tufo calcareo.
Ho ricevuto in persona la cassetta colle rocce e fossili, che presto rimanderò, unendo a ciascuno una parola di spiegazione. Il fossile non è una conchiglia, ma un echino cioè un animale analogo ai Ricci di mare ed alle Stelle di mare. Tra le rocce l'esemplare più grosso è uno schisto anfibolico cloritico molto simile ad una delle rocce da noi raccolta nella gita ad Arona presso il simpatico San Carlone.
Ha ragione di imaginare che qui in Lombardia si geli dal freddo, perché pochi giorni fa abbiamo avuto diversi volte 5 o 6 gradi sotto zero. Ma questo è il meno male; il più si è che si guazza nella neve (sabbato n'è caduta giù 1/2 metro) e nel fango come tanti rospi, almeno tutti quei infelici mortali che, come me, non hanno che le proprie gambe per camminare. Felice chi è nato al clima più mite e più ridente!
Il prof. Stoppani e Monsignor Arciprete Annone La riveriscono. Perdoni la fretta che non mi permette né di correggere né di trascrivere questi miei scarabocchi, e mi procuri il piacere di scriverLe presto altra volta. Intanto aggradisca per Lei e del Signor Principe i distinti e cordiali saluti del suo affez. e dev. G. Mercalli
Campioni Geologici · Slideshow 3D
Descrizione Geologica
Un mosaico nato dal caos: polveri, schegge e cenere si sono strette in un abbraccio che ha dato vita a una nuova materia. Il tufo è la prova che la frammentazione può generare armonia; una pietra che porta dentro di sé molte voci, ora salde e accoglienti.
«Le materie detriche emesse dai vulcani si cementano tra loro o per semplice fenomeno di adesione e per l'azione dell'acque circolanti, specie se contenenti calcare e silice.»
— G. MERCALLI, 26.I.1886
La cenere che si fa custode: questo tufo conserva la memoria di un incontro tra la furia e la vita. Invece di distruggere, la polvere vulcanica ha colto e protetto una singola foglia di felce. È la materia che si ferma di fronte alla fragilità, stringendola in un abbraccio di pietra per renderla immortale.
«Il ricamo di una felce salvato dalla furia del vulcano. La cenere che si fa custode, stringendola in un abbraccio di pietra per renderla immortale.»
— DIDASCALIA DEL CAMPIONE